INTERVISTA IMPOSSIBILE A ... VLADIMIR PUTIN


A più di sette mesi dall’inizio della guerra in Ucraina, a Mosca si vedono gli effetti delle sanzioni occidentali. I vasti centri commerciali si sono trasformati in inquietanti distese di vetrine chiuse. I grandi marchi occidentali (Ikea, Lego, McDonald's) non ci sono più.

Migliaia di russi che hanno i mezzi economici per farlo, se ne vanno dal paese spaventati dalle mosse del governo. Tra questi, molti giovani che temono di ritrovarsi in guerra. Molti soldati sono stati inviati al fronte senza alcuna esperienza ed è probabile che, se il conflitto continuerà a protrarsi, si imporrà nuovamente la leva obbligatoria.

Incontrare Vladimir Putin mi riempie di paura e di agitazione.
Nato a San Pietroburgo il 7 ottobre 1952, dopo la laurea in legge, ha ricoperto il ruolo di funzionario dell'intelligence del KGB per 16 anni, salendo al grado di tenente colonnello, prima di dimettersi nel 1991 per iniziare una carriera politica a San Pietroburgo come vicesindaco della città.Dal 31 dicembre 1999 è ai vertici dello Stato.

Presidente, come mai ha deciso di dedicare la sua vita alla politica?
Ho sempre amato il mio Paese, l’Unione Sovietica: fin da piccolo ero fiero della sua potenza e grandezza. Avrei combattuto pur di difenderle.
La mia infanzia è stata povera. Mia madre era un'operaia, mio padre un sommergibilista.
Sono cresciuto in una kommunalka, un tipo di abitazione tipico dei primi quarant'anni di vita dell'Unione Sovietica, in cui più nuclei familiari condividono i servizi, la cucina e il corridoio, occupando in forma privata uno o due locali.
Ero il primo di tre figli, anche se sono cresciuto da figlio unico perché i miei fratelli minori sono morti in tenera età, uno già nei primi mesi di vita, l'altro dopo aver contratto la difterite, malattia infettiva che colpisce e deteriora organi e tessuti.
Ero gracile e spesso preso di mira dai bulli, ma non mi tiravo mai indietro. Avevo voglia di imparare a difendermi e di una rivincita, così sono diventato cintura nera di Judo. 
A 16 anni provai a entrare nel KGB, l'agenzia dei servizi segreti russi, ma fui respinto perché non avevo un titolo di studio. Allora mi laureai in legge a San Pietroburgo.
Nel KGB il mio compito era raccogliere informazioni sui dissidenti. 
Dopo la caduta del Muro di Berlino rimasi nell'edificio del KGB a Dresda, per bruciare personalmente un'enorme quantità di fascicoli dell'archivio segreto e impedire ai manifestanti di entrarne in possesso.
La notte del 5 dicembre 1989, il mio tenente colonnello chiamò la guarnigione sovietica di stanza a Potsdam chiedendo aiuto per fermare una folla inferocita, che aveva circondato la palazzina del Kgb e minacciava di assaltarla. La risposta fu negativa: «Aspettiamo ordini da Mosca, ma il centro tace». Questa umiliazione fu un altro dei motivi che mi spinsero a entrare in politica: il mio paese era allo sbando, bisognava riportarlo all'antico splendore.

Quali idee l’hanno ispirata?
Quando tornai in Russia, mi schierai con l’ala favorevole a Gorbaciov, che favoriva il passaggio ad un nuovo modello di sviluppo economico basato su un sempre minore intervento statale e un nuovo atteggiamento verso la proprietà privata e il mercato.
Nel 1996, entrai nello staff del presidente Boris Eltsin e divenni capo del Consiglio di Sicurezza Federale (ex KGB). Nel 1999 venni nominato primo ministro e poco dopo eletto Presidente.
La mia idea costante era dare alla Russia il ruolo di potenza egemone nel Mondo.

Nel 2000, all'inizio del suo mandato come Presidente, ha diretto un’azione militare in Cecenia e ha ordinato la distruzione della città di Grozny. L’uso della violenza è costante nel suo operato politico. Davvero è una soluzione efficace?
L'azione militare ha portato la Russia a essere di nuovo potente e protagonista nello scacchiere geopolitico. 
La popolazione locale era oppressa dai banditi e dai guerriglieri islamici, quindi andava aiutata, come oggi bisogna liberare gli ucraini dai fascisti.
Allora in Cecenia, in Ucraina oggi, è necessario riportare la pace.
La strada, nella mia infanzia a Leningrado, mi ha insegnato una lezione: se la rissa è inevitabile, colpisci per primo.

Da sette mesi quotidianamente, in Ucraina si verificano indicibili violenze: bombardamenti, torture, assassinii, carestie, rapimenti, deportazioni, arruolamenti forzati. Le notizie sono confermate da decine di Ong specializzate, da centinaia di inviati della stampa internazionale, da migliaia di immagini satellitari e video, dall’Onu, da confessioni di soldati russi. Si può arrivare alla pace attraverso questa strada?

Le democrazie deboli e decadenti stanno diffondendo notizie false. I paesi democratici mettono in testa strane idee di libertà ai loro sudditi.


Il 5 ottobre ha ratificato i trattati di annessione delle regioni di Donetsk, Lugansk, Zaporizhzhia e Kherson. Da allora quei territori fanno parte della Federazione russa. Questa è un’evidente violazione del diritto internazionale, tanto della Carta dell’ONU, che dell’Atto finale della Conferenza di Helsinki (1975), che ha ribadito l’inviolabilità delle frontiere, che possono essere modificate esclusivamente con mezzi pacifici e mediante accordo. Non può sussistere, pertanto, alcun dubbio sull’illegalità dell’annessione di questi territori alla Federazione russa. Come può sostenere il contrario?
Gli ucraini hanno scelto di entrare nella Federazione russa. I referendum di annessione non verranno messi in discussione perché le consultazioni sono state perfettamente trasparenti, convincenti e oggettive.
Come ho dichiarato durante un incontro organizzato con operatori del settore dell'istruzione in occasione della Giornata dell'insegnante, nella Federazione russa vivono tre milioni di ucraini e sono trattati pari ai russi. I russi rispettano il popolo ucraino e la lingua ucraina.

Perché vuole conquistare l’Ucraina?

La scelta di attaccare l'Ucraina era l'unica possibile per difendersi dai piani occidentali di invadere le terre storiche della Russia.

Da tempo Kiev era intenzionata a lanciare un'offensiva nel Donbass: tra il Donetsk e il Lugansk gli ucraini avevano schierato 80 mila - 90 mila soldati.

Fin dal XIX secolo quell’area divenne un importante centro economico, specialmente per via dell'attività di estrazione di carbone e poi dell’attività siderurgica e dell’industria pesante. Ancora oggi il Donbass è una zona ancora potenzialmente molto ricca.

Le terre del Donbass celano un tesoro particolarmente utile per l’economia e la tecnologia del XXI secolo. Dal petrolio al gas naturale, dal carbone all’uranio, senza considerare manganese, titanio, ferro, terre rare e tanti altri. 


Quale sarà il futuro di questa regione?
Il futuro del Donbass sarà nella Federazione Russa

Potrebbe davvero usare le armi di distruzione di massa, come recentemente ha minacciato di fare?

Ribadisco che userò tutti i mezzi disponibili in caso di minaccia all'integrità territoriale del mio Paese, per proteggere il mio popolo.


Non ritiene che le sanzioni occidentali stiano mettendo in ginocchio il suo paese?
Assolutamento no. La Federazione russa è forte e potente. 
Del resto non possiamo fare affidamento sull’Occidente.
Quando ho invaso la Cecenia, l'Occidente non sembrava così ostile. Mi accusarono di un uso spropositato della forza e il segretario generale delle Nazioni Unite Kofi Annan espresse preoccupazione per le vittime e per le centinaia di migliaia di profughi allo sbando, ma nulla di più.
Nel 2001, fui tra i primi a contattare Bush dopo l'attacco alle torri gemelle e non era escluso l'ingresso della Russia nella Nato.

Con un referendum che modifica la Costituzione, lei potrebbe governare fino al 2036. Se lei rimarrà presidente, come sarà la Russia del futuro?

Una potenza economica, basata sull’umanità, sui sentimenti, sulla cultura.


Quale cultura?

La cultura cristiana ortodossa, basata sulla famiglia tradizionale.


Per questo è contrario ai diritti delle persone Lgbt?

Non voglio insultare nessuno e non ho nessun tipo di problema con le persone Lgbt. Per carità di Dio, vivano come credono. Ma alcune cose mi sembrano eccessive. Adesso dicono addirittura che i bambini possono avere cinque o sei ruoli di genere. 

Voglio che ognuno sia felice ma non posso permettere di far passare in secondo piano la cultura, le tradizioni e i valori della famiglia che sono alla base della società.


È possibile essere forti economicamente senza legami con l’Occidente?
Certamente, grazie un rafforzamento delle alleanze con l’Asia.
Nel 2021 la Russia è stata il secondo fornitore di gas naturale alla Cina attraverso gasdotti e le stime indicano volumi in crescita del 60% nel 2022, per un totale di 17 miliardi di metri cubi. Attualmente si assiste ad una accelerazione, avvenuta già durante la Guerra Commerciale tra Cina e Stati Uniti, l’annessione russa della Crimea e l’invasione russa della Georgia.
A febbraio, pochi giorni prima dell’inizio dell’invasione dell’Ucraina, ho sottoscritto un nuovo accordo per l’approvvigionamento di 10 miliardi di metri cubi di gas a Pechino.
In futuro, Power of Siberia 2 sarà un gasdotto da 50 miliardi di metri cubi di capacità che porterà il gas dai giacimenti siberiani attraverso la Mongolia, per approdare all’imponente mercato cinese. Questi volumi sono pari a un terzo circa di ciò che Gazprom ha esportato in Europa nel 2021.

Quest’anno il premio Nobel per la pace ha premiato l’attivista per i diritti civili bielorusso Ales Bialiatski, l’organizzazione non governativa russa Memorial e il Centro per le libertà civili ucraino, per il loro impegno “in difesa dei diritti umani e del diritto di criticare il potere, di difesa dei diritti dei cittadini per i diritti dei cittadini e contro gli abusi di potere, per aver documentato crimini de guerra”. Perché la magistratura russa ha ordinato il sequestro degli uffici a Mosca dell’ONG Memorial?

L’Occidente odia la Russia e vuole distruggerci. Nelle democrazie occidentali la verità non esiste più.

Noi russi abbiamo sempre aiutato l’Occidente, ad esempio l’Italia durante l’emergenza sanitaria. In meno di due anni, però, il nostro aiuto è stato dimenticato. Sembra che gli italiani abbiano la memoria corta. Una linea di comportamento così servile e miope non solo danneggia le nostre relazioni bilaterali, ma dimostra anche la moralità di alcuni rappresentanti delle autorità pubbliche e dei media italiani.

La disinformazione occidentale non impedirà alla Russia di diventare una grande potenza mondiale.


Innervosito, il Presidente si alza e si allontana.

Non faccio in tempo a ringraziarlo per il tempo che mi ha dedicato.


Fabrizio Rosasco 
Referente del progetto Dia.Pa.So.N.

Commenti

  1. Trovo questo lavoro molto interessante e ben fatto, complimenti a tutti i partecipanti x l'impegno profuso che darà senz'altro i suoi frutti in futuro. Buon lavoro e bravi ragazzi!
    Profuso ssa M.Grassi

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  2. Estremamente istruttivo, sembra di sentire parlare Putin
    Stefania

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