INTERVISTA IMPOSSIBILE A ... RE CARLO III
Londra è una città unica. Samuel Johnson diceva: “Quando un uomo è stanco di Londra, è stanco della vita, perché a Londra si trova tutto ciò che la vita può offrire”.
Non so se questo è vero, ma effettivamente la sensazione è che sia una città attiva e vitale.
A Buckingham Palace ogni oggetto ricorda la magnificenza dell’impero britannico, il più vasto impero di tutti i tempi.
Figlio maggiore della regina Elisabetta II e del marito Filippo di Edimburgo, è stato il più longevo erede al trono della storia delle isole britanniche ed è il sovrano del Regno Unito più anziano al momento dell'insediamento (73 anni). Il 6 maggio 2023 ci sarà la cerimonia di incoronazione.
Sua Maestà, sono passati due mesi dalla morte di sua madre. Come è cambiata la sua vita?
La mia vita è cambiata molto. Ora ho nuove responsabilità e non mi è più possibile dedicare tanto tempo ed energie agli enti di beneficenza e alle questioni che mi stanno a cuore.
Un cambiamento a cui è stato preparato fin da piccolo.
Sì, è stato un lungo tirocinio.
Seguendo l’esempio e i consigli di mia madre, ho fatto il possibile per imparare a servire il Paese al meglio.
Si è sentito e si sente fortunato a essere nato nella famiglia reale britannica?
La sua sorte è un privilegio o un limite?
Entrambi.
Da piccolo ero fiero di essere l’erede al trono. Percepivo l’unicità della mia condizione e mi sentivo un privilegiato. Crescendo, ho capito che avrei dovuto sacrificare molti miei interessi.
Un buon re non può fare quello che vuole. Il suo destino dipende molto da quello che vuole e pensa l’opinione pubblica.
Percepire i sentimenti e le esigenze delle persone è la difficoltà più grande.
Con il suo comportamento, un re può contribuire al rinnovamento della società. Adeguarsi ai sentimenti e alle esigenze delle persone permette a un re di essere protagonista in questo?
Certo. Mia madre ci è riuscita e io voglio seguire il suo esempio.
Nel discorso di Natale del 2019 mia madre disse: “Vale la pena ricordare che spesso sono i piccoli passi, non i salti da gigante, che determinano il cambiamento più duraturo”.
La fretta crea confusione e divisione, mentre la calma agevola la mediazione tra i diversi punti di vista e l’unione tra le persone.
Le è mai capitato di essere troppo precipitoso?
Sì, quando a metà degli anni settanta espressi il desiderio di prestare servizio come Governatore generale dell'Australia, ma a causa di una combinazione di sentimenti nazionalisti australiani la mia proposta non fu accolta.
In quell’occasione lei rimase molto rammaricato e in un'intervista rispose con questa domanda: "Come ci si sente quando ti sei preparato per fare qualcosa e ti viene detto che non puoi farla?". Ci può raccontare alcune tappe del suo percorso di formazione?
Seguendo la tradizione di famiglia, ho prestato servizio nella marina e nell'aviazione inglese. L'8 marzo 1971 ho cominciato a frequentare il Royal Air Force College di Cranwell per ottenere il brevetto di pilota di jet.
Ho conseguito un gran numero di importanti titoli militari nelle forze armate britanniche a partire da quando nel 1972 ricevetti il titolo di tenente della Royal Air Force.
Ottenni anche la qualifica di pilota d'elicottero al RNAS Yeovilton nel 1974.
Ho svolto compiti di corte per conto di mia madre, nel ruolo di sovrano di alcuni paesi del Commonwealth.
Spesso ho presenziato al posto della regina a funerali di dignitari esteri e ad investiture di ordini cavallereschi.
Prima ha detto che, da quando è diventato re, non le è più possibile dedicare tanto tempo ed energie agli enti di beneficenza e alle questioni che le stanno a cuore.
Qual è la la questione a cui è più legato?
La questione climatica e ambientale.
In questo momento ci troviamo di fronte agli orribili effetti dell’inquinamento. C’è la crescente minaccia dell’inquinamento da idrocarburi in mare, che distrugge le spiagge e decine di migliaia di animali marini. C’è il problema degli scarichi nei corsi d’acqua da parte di fabbriche e impianti chimici, che intasano i fiumi con sostanze tossiche e si aggiungono alla sporcizia dei mari. C’è l’inquinamento atmosferico dovuto ai fumi e alle esalazioni delle fabbriche e ai gas emessi da un’infinità di automobili e aerei.
Sin dagli anni ottanta, Lei ha promosso azioni a favore dell'ambiente e della natura.
Spostandosi nella sua residenza di Highgrove House, lei sviluppò un interesse particolare nell'agricoltura biologica che culminò nel 1990 col lancio di una sua linea di prodotti biologici, la “Duchy Originals”.
Continuerà a esistere questo marchio?
Lo spero. Oggi vende più di 200 differenti tipologie di prodotti biologici, dal cibo alle piante da giardino, con un profitto registrato nel 2008 di 6 milioni di sterline annue che sono stati devoluti alle opere caritatevoli.
Nel dicembre del 2006 ha annunciato la sua intenzione di ridurre le emissioni di gas da tutte le sue aree di produzione agricole. In quello stesso anno lei ricevette il 10° annuale Global Environmental Citizen Award da parte dell'Harvard Medical School's Center for Health and the Global Environment.
Qual è stato il momento più importante in questa sua battaglia per il clima?
Quando sono intervenuto alla Cop 26 del 2021.
Ribadisco quando ho detto ai leader mondiali riuniti a Glasgow: “Dopo miliardi di anni di evoluzione, la natura è la nostra migliore maestra. Il ripristino del capitale naturale, l'accelerazione delle soluzioni basate sulla natura e lo sfruttamento della bioeconomia circolare saranno fondamentali per i nostri sforzi.”
Per questo sostiene la medicina alternativa?
Ritengo urgente sviluppare il tema dell'integrazione tra medicina convenzionale e alternativa e in particolare nell'omeopatia.
Lei ha scritto un libro e realizzato un documentario dal titolo “A Vision of Britain”, fortemente critici nei confronti dell'architettura contemporanea.
Nel 1984 Lei tenne il celebre discorso al Royal Institute of British Architects nel quale criticava l'architettura moderna e sosteneva la necessità di tornare a costruire edifici più tradizionali. Il discorso era una reazione diretta al progetto di Peter Ahrends, vincitore del concorso per l’ampliamento della National Gallery.
La bellezza dell’ambiente si può coniugare con quella delle costruzioni dell’uomo?
Una maggiore cura nella progettazione e nel rinnovo delle città possono migliorare di molto la qualità di vita dei cittadini.
È possibile e importante in termini umani realizzare edifici nuovi rispettando le antiche costruzioni, le pianificazioni stradali e le piante tradizionali.
Dobbiamo capire ora come creare ambienti urbani resilienti, veramente sostenibili e a misura d’uomo che siano efficienti dal punto di vista territoriale, utilizzino materiali a basse emissioni di carbonio e non dipendano così completamente dall’auto.
Dobbiamo riconnetterci con quegli approcci e tecniche tradizionali affinati in millenni che, già nel XX secolo, erano visti come ‘antiquati’ e inutili in un’età moderna progressista.
Qual è la città meglio costruita del Regno Unito?
Da re non posso espormi così tanto!
Sicuramente apprezzo il rinnovamento urbano che l’architetto Léon Krier ha messo in atto nella città di Poundbury, vicino a Dorchester, nel Dorset, nel sud dell'Inghilterra.
Lei ha fondato l’organizzazione The Prince's Trust, per aiutare le persone in difficoltà. Quali problemi le stanno più a cuore?
I problemi di molte persone povere, in particolare dei disoccupati, delle persone che hanno avuto problemi con la legge, delle persone in difficoltà con la scuola.
Lei è stato presidente o patrono di più di 20 organizzazioni artistiche, tra cui il “Royal College of Music”, la “Royal Opera”, l' “English Chamber Orchestra”, la “Philharmonia Orchestra and Chorus”, la “Welsh National Opera” e la “Purcell School”. Inoltre ha fondato la “The Prince's Foundation for Children and The Arts” nel 2002 per aiutare i bambini nell'inserimento del mondo della musica.
Lei è stato anche presidente della “Royal Shakespeare Company” (RSC) e regolarmente ha preso parte agli spettacoli che si svolgono a Stratford-upon-Avon, supportando la compagnia a proprie spese.
Nel 2000 ha ravvivato l'antica tradizione di nominare un arpista di corte ed è un apprezzato acquarellista.
L’arte e la cultura possono aiutare a risolvere i problemi sociali di cui ci ha parlato?
Sicuramente sì.
Come diceva Winston Churchill: “Felici sono i pittori perché non saranno mai soli: la luce, i colori, la pace e la speranza terranno loro compagnia fino alla fine, o quasi, delle loro giornate”.
L’opinione pubblica teme che lei possa continuare a esporre le sue idee nello stesso modo esplicito e schietto a cui ci ha abituato finora. C’è questo rischio?
L'idea che in qualche modo andrò avanti esattamente allo stesso modo è una totale sciocchezza. Mi rendo conto che essere sovrani è un esercizio diverso.
Il mio comportamento sarà diverso.
Il tempo a disposizione è finito.
Ringrazio molto Sua Maestà per il tempo che mi ha dedicato.
Il Re mi saluta e si allontana.
Fabrizio Rosasco
Referente del progetto Dia.Pa.So.N.


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