È giusto alzare il tetto al contante?

In questi giorni si dibatte molto sul tema del tetto al contante perché l'attuale governo ne sta modificando le regole.

Molti ragazzi non lo ritengono importante perché pensano che non ci sia differenza tra pagare in contanti e pagare con carte di credito, in realtà questo è un argomento che incide sulla vita di tutti e quindi vale la pena affrontarlo.

Durante le ultime settimane il governo italiano ha  deciso che dal primo gennaio 2023 il tetto al contante salirà da 1000 € a 5000 €: le persone potranno spendere fino a 5000 € in contanti.

Inoltre, se oggi un commerciante è obbligato ad accettare pagamenti con le carte di credito o bancomat anche inferiori a 60 €, dal primo gennaio potrà rifiutarsi e non sarà sanzionabile. Sarà a discrezione del singolo venditore permettere di far acquistare un piccolo mazzo di fiori e un pacchetto di caramelle con i contanti o meno.

Questa scelta del governo Meloni può avere dei risvolti sia positivi sia negativi.

Se da un lato sarà positivo avere la comodità di pagare con le monete quando si ha il cellulare scarico o ci si è dimenticati il PIN della carta, avere più soldi in tasca può aumentare il rischio di furti e di frodi.

La frode è un inganno verso lo Stato, cioè verso tutti noi.

I pagamenti in contanti possono più facilmente avvenire “in nero”. Visto che lo Stato impone delle tasse sui soldi che ogni cittadino riceve, il pagamento in contante può non essere dichiarato e controllato e quindi non essere sottoposto a una tassa.

Le tasse però sono importanti per vivere tutti bene: se non ci fossero le tasse, non ci sarebbero gli ospedali, le scuole, la polizia, ecc. ... Che mondo sarebbe se ci fossero solo scuole o ospedali privati? Chi garantirebbe sull'onestà dei professori e dei medici nello svolgere il loro lavoro? Lo Stato dovrebbe essere garanzia di uguaglianza per tutti, anche chi non può permettersi di pagare rette elevate. Gli studenti e i pazienti diventerebbero clienti.

Con questo nuovo decreto c’è il rischio dell’aumento della frode fiscale.

Uno dei motivi per cui si giustifica il provvedimento è la necessità di alleggerire i costi delle transazioni, che ora sono a carico dei commercianti e possono andare dall'1,2% al 4%. Oggi un venditore deve pagare l'affitto della macchinetta per effettuare i pagamenti digitali (POS) e una percentuale sul transato, cioè i soldi che ha ricevuto dal cliente.

Una soluzione potrebbe essere diminuire i costi dell’affitto del POS, per evitare di favorire l'uso dei contanti, anche se così ci si scontra con le banche, le destinatarie delle tasse sulle transazioni.

Per i cittadini, i contanti possono essere più pratici per piccole spese, ma le carte di credito e il bancomat sono utili per quelle grandi, in modo da proteggersi da eventuali furti, dal riciclaggio del denaro e dalla cattiva pratica dei pagamenti in nero. 

Bisogna però stare attenti ai possibili danni causati dal pagamento online: se la carta di credito è sicura e comoda da portare in giro, può rendere le persone inconsapevoli sulla loro reale disponibilità economica e farle spendere grandi somme di denoaro senza accorgersene.

Questo però è un problema che riguarda il singolo individuo e non può incidere sulla realtà economica di un paese.

Bisogna usare in maniera adeguata sia le carte di credito e sia i contanti in base alle diverse situazioni.

Pietro Gaggioni, Eick Guerra e Simona Lasagna della classe 3^TrB


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