INTERVISTA IMPOSSIBILE A ... Abdel Fattah al-Sisi
In Egitto si è sviluppata una delle civiltà più antiche e importanti. Ancora oggi ha una posizione determinante nello scenario africano e del Vicino Oriente.
Con circa 18 milioni di abitanti, Il Cairo è la città più popolosa del mondo arabo e la seconda città africana dopo Lagos.
Incontrare il presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi è l’occasione per riflettere su diverse questioni del Mondo.
Per il Parlamento europeo e per Amnesty International la sua presidenza avrebbe segnato un profondo deterioramento della situazione dei diritti umani in Egitto, per altri, come i vescovi cristiani copti, rappresenta un argine alla minaccia del terrorismo.
Nato nel 1954, comandante in capo delle Forze armate egiziane dal 12 agosto 2012 al 26 marzo 2014, ha guidato il colpo di Stato militare del 3 luglio 2013 che ha rovesciato il Presidente Mohamed Morsi. Dall’8 giugno 2014 è il 6º Presidente della Repubblica Araba d'Egitto.
Presidente, è vero che in Egitto non sono rispettati i diritti umani?
Voler imporre all'Egitto una tutela dei diritti umani, considerata valida in altri paesi, accelerando i tempi rispetto alle esigenze di sviluppo economico-sociale, è un approccio dittatoriale. Perché gli occidentali vogliono imporcelo? Perché non vogliono che le nostre società seguano il loro processo naturale di sviluppo e si prendano il loro tempo?
Ognuno crede di essere migliore degli altri a livello di capacità intellettuali o culturali e vuole imporlo ad altre società.
In Egitto abbiamo lanciato una strategia per i diritti umani e abbiamo un comitato presidenziale per la grazia, che esamina le liste di persone che meritano questa grazia.
La visione egiziana per i diritti umani, da attuare nel quinquennio 2021-2026, è basata su pilastri fondamentali, tra cui lo stretto legame tra democrazia e diritti umani e il bilanciamento fra diritti individuali e sociali.
Lo stato egiziano afferma il proprio impegno a promuovere e proteggere il diritto all'integrità fisica, libertà personale, esercizio dei diritti politici, libertà di espressione. Il varo della Strategia Nazionale non è altro che un passo iniziale di migliaia di passi verso un moderno Stato democratico che rispetta e promuove i diritti umani del suo popolo.
Poche settimane fa si è svolta a Sharm el Sheikh la 27esima Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici del 2022, conosciuta anche come COP27.
Come concilia la sua amministrazione la cura dell’ambiente con lo sviluppo economico?
L’Egitto ha annunciato in questi mesi iniziative green per far fronte al cambiamento climatico.
Ai governatori delle province è stato chiesto di piantare cento milioni di alberi, di fare spazio, nel cuore delle città, a parchi capaci di migliorare la qualità dell’aria. Il ministero dell’Ambiente ha promosso inoltre la pulizia di spiagge, il potenziamento delle rinnovabili, il tentativo di eliminare l’uso sfrenato di sacchetti di plastica.
Il nostro Paese soffre per la mancanza di spazi verdi e di socialità e, molto più degli altri, per gli effetti dell’aumento delle temperature.
Più verde aiuterebbe ad assorbire un inquinamento che nell’ultimo anno è aumentato.
A proposito di cambiamenti imposti dall’uomo all’ambiente, l’immensa diga Gerd (Grand Ethiopian Renaissance Dam) voluta dal governo dell’Etiopia a sbarrare il corso del Nilo Azzurro proprio al confine con il Sudan ha fatto alzare ad un livello altissimo gli attriti non solo tra Etiopia e Sudan, ma anche con l’Egitto, che vede messe in pericolo le vitali inondazioni del fiume che da millenni coprono di fertile limo il suo suolo.
Bisogna preservare la sicurezza idrica per le generazioni attuali e future, raggiungendo un accordo legale vincolante per riempire e far funzionare la diga tenendo conto delle esigenze dell’Egitto.
Bisogna considerare ancora valido l’accordo del 1959.
Il mio ministro degli Esteri, Sameh Shoukry, ha inviato lettere al segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres, spiegando gli ultimi sviluppi e le fasi dei negoziati sulla Grande Diga del Rinascimento etiope (GERD), sottolineando la gravità delle azioni unilaterali dell'Etiopia verso il secondo riempimento della diga senza raggiungere un accordo legalmente vincolante e come ciò avrebbe un impatto sulla stabilità e la sicurezza della regione.
Per raggiungere un accordo vincolante e globale, che garantisca i diritti e gli interessi di tutti, occorre coinvolgere l’Onu, l’Ue e gli Stati Uniti, con l’obiettivo di internazionalizzare la gestione della crisi.
Nel 1959 Egitto, Sudan e Regno Unito siglarono un nuovo accordo per la spartizione delle acque del Nilo. L’accordo prevedeva che 55,5 miliardi di metri cubi all’anno spettassero all’Egitto e 18,5 al Sudan, mentre tutti gli stati attraversati dal fiume prima che arrivi in terra sudanese erano stati esclusi dai negoziati, perché si era sempre ritenuto che i paesi prima del Sudan, come Kenya, Tanzania e la stessa Etiopia, godessero di precipitazioni abbondanti e regolari e quindi non avessero bisogno di attingere direttamente dal corso del fiume. [NdR]
Perché è entrato in politica? Quali idee l’hanno ispirata?
Il mio obiettivo è riportare l’Egitto sulla retta via.
Quando frequentavo l'accademia militare, molti ufficiali americani esprimevano dubbi sul fatto che i musulmani potessero essere democratici. Contestai questa opinione e fui critico riguardo le decisioni prese in Iraq e in Libia. Feci una tesina sulla democrazia e sulle sue applicazioni in Medio Oriente.
Inoltre, ho sempre pensato che fosse inconcepibile che la religione islamica, o meglio il “pensiero islamico” diventasse una causa di ansietà, pericolo, morte e distruzione per il resto del mondo. Questo pensiero, questo corpo di testi e di idee che abbiamo sacralizzato nel corso dei secoli, fino al punto che separarsene è diventato quasi impossibile, si sta inimicando il mondo intero. Si sta rendendo nemico il mondo intero! È mai possibile che 1,6 miliardi di persone musulmane vogliano uccidere i restanti sette miliardi di abitanti del mondo per poter vivere? No, questo non è possibile. È necessaria una rivoluzione religiosa.
Quali sono i principi cardine della Costituzione che Lei ha introdotto?
In Egitto e nel mondo arabo l'islam non è la soluzione. Per questo, il principio cardine della Costituzione è mettere ai margini della società i Fratelli Musulmani, il cui slogan è appunto «l'islam è la soluzione».
L'ideologia dei fratelli Musulmani è pericolosa perché loro non hanno la minima tolleranza religiosa o politica. Invocano l'islam per accaparrarsi l'intero potere economico e politico. Un jihadista non è che un Fratello Musulmano all'ultimo stadio. Hanno nomi diversi – Hasm, Al Qaeda, Daech, Boko Haram, ecc. – ma obbediscono tutti alla stessa ideologia mortifera. Vogliono distruggere non soltanto il mondo arabo ma il mondo intero.
Poiché la gente non riesce a leggere bene i testi sacri dell'islam, a interpretarli bene, ad adattarli al mondo contemporaneo, io penso che oggi sia meglio separare religione e politica. Dappertutto nel mondo musulmano, dove non sono separate, si riscontra un fallimento: guardiamo l'Afghanistan o la Somalia.
ho insistito sull'assoluta necessità di rivedere il discorso religioso e rinnovarlo, per mettere in primo piano i valori della pace e della tolleranza, della compassione e della comprensione reciproca che sono intrinseci alla religione musulmana. Il Corano dice: "Nessuna costrizione in materia di religione”. Ogni essere umano deve essere libero di credere o non credere e di scegliersi la sua religione. Noi dobbiamo lavorare insieme per correggere le interpretazioni errate dei precetti religiosi, che vengono usate per giustificare la violenza e il terrorismo. Bisogna distruggere l'estremismo e Al-Azhar gioca un ruolo fondamentale in questo.
La moschea di al-Azhar del Cairo è una delle più note moschee di tutto il mondo islamico.
Fondata nel 970 dai Fatimidi, è la sede della prestigiosa Università al-Azhar, che con l'Università al-Qarawiyyin di Fès (Marocco) e con l'Università della Zaytūna di Tunisi (Tunisia), rappresenta il vertice del pensiero giuridico e teologico islamico sunnita. [NdR]
Purtroppo la società egiziana non sembra aver ascoltato le sue richieste: i fenomeni di terrorismo e la persecuzione dei cristiani non hanno visto una fine.
Quale può essere una soluzione a questo problema?
Insistere sul concetto che i cristiani sono parte integrante della società.
Il cambiamento avverrà per gradi.
La cittadinanza e la parità di diritti per tutti sono valori fissi che rappresentano l’approccio dello Stato egiziano nei confronti di tutti i cittadini. L’Egitto intende massimizzare i valori di pace, amore, non discriminazione e diffondere la cultura del pluralismo e della libertà di credo, combattendo allo stesso tempo il fanatismo e l’estremismo.
Ho sempre parlato in difesa dei cristiani: ho finanziato la costruzione della chiesa in onore dei 21 martiri copti in Libia sgozzati dall'Isis, ho risarcito le famiglie cristiane dopo i tanti attentati jihadisti e ho promosso una legge per facilitare la costruzione di nuove chiese, oltre a limitare il raggio d'azione dei Fratelli Musulmani.
Confermo anche il progetto per rilanciare il “Sentiero della Sacra Famiglia”, che ripercorre la fuga in Egitto di Gesù.
Cambiando argomento, qual è la sua posizione rispetto alla situazione in Ucraina?
È il momento di mettere fine alla sofferenza del mondo. Il mondo intero sta soffrendo a causa del conflitto. L’Egitto ha pagato a caro prezzo la pandemia e ora sta pagando questa crisi.
I legami tra la Russia e l’Egitto non sono solo di natura economica, ma anche energetica, e rendono difficile una sua presa di posizione netta.
Come risponde a chi le dice che sostiene Putin?
A marzo scorso ho chiesto a Putin di dare priorità al linguaggio del dialogo e al sostegno di soluzioni diplomatiche per risolvere rapidamente e politicamente la crisi russo-ucraina per ridurre la violenza e mantenere la stabilità internazionale, sottolineando la disponibilità dell’Egitto a sostenere tutti gli sforzi diplomatici che cercano di porre fine politicamente alla crisi russo-ucraina.
Quando ha incontrato la Presidente Meloni alla Cop27, avete parlato anche del caso Regeni. Cosa vi siete detti?
La Procura generale egiziana ha chiuso la questione: per gli inquirenti egiziani non ci sono prove che i quattro uomini dei servizi segreti egiziani siano state le stesse persone che lo rapirono il 25 gennaio 2016 e lo fecero ritrovare morto per orribili torture nove giorni dopo, il 3 febbraio, sul ciglio di una superstrada alla periferia del Cairo.
Parti ostili all’Egitto e all’Italia hanno voluto sfruttare questo incidente, per minare le ottime relazioni tra Egitto e Italia.
Con Giorgia Meloni ho parlato di energia, gas, migranti e clima.
Tornando al contesto del Vicino Oriente, l’Egitto svolge un ruolo fondamentale nella questione israeliana.
Era dal 2011 che un primo ministro israeliano non si recava in Egitto in visita ufficiale. Un’assenza decennale che lei ha interrotto incontrando il premier israeliano Naftali Bennett nel settembre 2021.
Perché questo avvicinamento a Israele?
In quell’occasione abbiamo creato la base per future profonde relazioni.
Il 2020 è stato un anno di svolta: quattro paesi arabi – Emirati Arabi Uniti, Bahrain, Marocco e Sudan – hanno normalizzato i legami con lo stato ebraico grazie all’intervento dell’amministrazione Trump.
L'Egitto sostiene tutti gli sforzi volti a raggiungere una pace globale in Medio Oriente, sulla base della soluzione dei due stati e della legittimità internazionale.
Da quando è stato fondato lo Stato di Israele nel 1948, lo scontro tra gli ebrei e gli arabi palestinesi si è acuito e ancora oggi rischia di precipitare nella violenza.
ll 2020 ha rappresentato un anno importante per le relazioni tra Israele e gli altri stati arabi del Vicino Oriente, ma non pare soddisfacente per le evoluzioni nel processo di pace israelo-palestinese.
La proposta di pace statunitense rappresentata dal cosiddetto “accordo del secolo” o “accordo di Abramo”, presenta almeno quattro punti critici:
Israele mantiene la stragrande maggioranza di Gerusalemme come sua capitale sovrana e indivisa, lasciando ai palestinesi la periferia della città come loro capitale.
I palestinesi non vedono riconosciuto alcun diritto al ritorno.
Israele annette la valle del fiume Giordano, un’area fertile che rappresenta circa il 30% del territorio stesso, in cambio di piccole aree desertiche nel Negev vicino al confine con il Sinai e alcuni villaggi lungo il confine con la Cisgiordania.
Creazione di uno stato smilitarizzato per i palestinesi.
Il piano non sembra prefigurarsi come un atto “equo” o “super-partes”, né tantomeno sembra essere orientato a favorire una negoziazione futura. Il documento finale sembra improntato a favorire le istanze pro-israeliane, ignorando in tutto o in parte le rimostranze palestinesi. [NdR]
La situazione tra Israele e palestinesi è ancora tesa. Perché non è ancora intervenuto in aiuto degli abitanti della striscia di Gaza come aveva promesso?
I finanziamenti elargiti dal governo egiziano per la ricostruzione di Gaza sono andati all’impresa edile “Abnaa Sinai” (“Figli del Sinai”, NdR) di proprietà di Ibrahim El-Argani.
Nell’area ridotta in ruderi da Israele, al confine tra tre quartieri della città, sarebbero dovuti sorgere 120 edifici in cui collocare 2.400 unità abitative entro un anno, ma i lavori si sono arenati. Indagheremo per trovare una soluzione.
Nel maggio del 2021 i bombardamenti israeliani su Gaza durarono undici giorni, concludendosi con un cessate il fuoco tra Israele e Hamas avvenuto grazie al Presidente egiziano. Il bilancio era terrificante: 254 palestinesi uccisi, inclusi 66 bambini. [NdR]
Nel mondo arabo si dice: “Né guerra, né pace senza l’Egitto”. Quale sarà il ruolo dell’Egitto in futuro? Manterrà il suo ruolo nevralgico nel Vicino Oriente?
L’Egitto sarà un Paese stabile, sicuro, moderno e unito.
L’Egitto è diventato lo Stato più in crescita nel continente africano in campo economico.
La crescita del PIL egiziano è il frutto dell’attuazione della “Visione 2030”, un progetto di sviluppo economico e sociale reso pubblico nel 2015.
Dopo la rivoluzione del 2011, le prime elezioni politiche democratiche e il colpo di stato militare nel 2013, l’Egitto era sull’orlo del collasso.
Nel 2015 l’Egitto ha pubblicato il programma “Sustainable Development Strategy: Vision 2030”. Un ambizioso progetto di sviluppo economico e sociale, in linea con i Sustainable Development Goals promossi dalle Nazioni Unite e con la Sustainable Development Strategy for Africa 2063.
I due settori su cui si fonda la buona riuscita degli obiettivi economici prefissati sono il turismo e le infrastrutture commerciali, soprattutto marittime. Per questo, l’Egitto conta sulla cooperazione in ambito culturale con la Francia e l’Italia.
Inoltre si stanno attuando mega-progetti nazionali. Tra questi spiccano l’ampliamento del Canale di Suez, il potenziamento dei porti di Damietta e Sokhna, la creazione di zone industriali internazionali, la costruzione del primo impianto nucleare e l’inizio dei lavori per una nuova capitale amministrativa, a 45 chilometri a ovest dell’attuale capitale, Il Cairo. [NdR]
Ringrazio il Presidente per aver condiviso con me i numerosi suoi progetti per garantire all’Egitto un futuro prospero e lo saluto nella speranza che quest’area così travagliata del Mondi trovi la sua serenità.
Fabrizio Rosasco Referente del progetto Dia.Pa.So.N.



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