INTERVISTA IMPOSSIBILE A ... LULA
Brasilia è una città unica. È una delle capitali mondiali progettate più recentemente: è stata costruita tra il 1956 ed il 1960 ed è capitale del Brasile dal 21 aprile 1960 (in precedenza la capitale era Rio de Janeiro).
La città è ancora in costruzione e si rispetta sempre il progetto iniziale dell’architetto Oscar Niemeyer.
L'UNESCO ha dichiarato Brasilia Patrimonio dell'umanità.
A un mese dall’inizio dell’estate brasiliana, il clima si scalda anche per l’avvicinarsi dell’insediamento del nuovo Presidente: Luiz Inácio Lula da Silva.
Nato a Caetés, nello stato del Pernambuco in Brasile, il 27 ottobre 1945, dal 1° gennaio 2023 sarà il nuovo Presidente del Brasile, dopo esserlo già stato dal 2003 al 2011.
Presidente, perché si fa chiamare Lula?
Fin da piccolo venivo chiamato Lula, una ripetizione della consonante del mio nome Luiz.
In portoghese “Lula” significa anche calamaro.
Nel 1982 decisi di aggiungere il soprannome Lula al mio nome legale.
Sono conosciuto con questo nome da quando sono diventato sindacalista e sono entrato in politica.
In italiano “lula” si traduce con “calamaro”, che deriva dal greco “kalamos” (calamo) come "calamaio", un piccolo recipiente usato dal Medioevo per tenervi l'inchiostro e intingervi la penna per scrivere. Questo animale ha infatti la stessa forma di un astuccio per le penne e la sua arma di difesa è proprio il liquido nero che emette quando minacciato.
Il suo obiettivo è scrivere la storia del Brasile?
Sicuramente.
Ho tre grandi obiettivi: proteggere l’ambiente; ridurre la fame e le disuguaglianze, sostenere le minoranze.
Il momento è storico, perché nei prossimi anni le sei maggiori economie latinoamericane saranno governate da leader progressisti: Brasile, Cile, Colombia, Argentina, Perù e Messico.
In particolare, grazie alle loro materie prime, Brasile e Cile possono tornare ad essere la locomotiva latina.
Colpisce che l’orientamento politico prevalente in America Latina diverge con il clima europeo che vede, a partire dall’Italia, l’affermarsi di destra e ultradestra.
Torneremo sui suoi obiettivi, ma prima vorrei sapere perché ha deciso di dedicare la sua vita alla politica.
I miei genitori erano poverissimi. Mio padre era un contadino analfabeta e ha abbandonato mia madre, lasciandola sola con otto figli: dopo un po’ che si era trasferito a San Paolo, mia madre decise di raggiungerlo e lo trovò con un’altra famiglia.
Lasciai la scuola dopo la quarta elementare e iniziai a lavorare come lustrascarpe e venditore di strada. A 15 anni frequentai un corso per diventare tornitore meccanico e venni assunto in una grande fabbrica per la produzione di acciaio, dove perderò il mignolo della mano sinistra in un incidente.
Nel frattempo, vivevamo in una piccola stanza nel retrobottega di un bar.
Decisi di proseguire gli studi e ottenni il diploma. A venti anni, mi trasferii in una città industriale vicino San Paolo, dove cominciai a lavorare come metalmeccanico.
Tutte le difficoltà che la mia famiglia e io abbiamo patito mi spinsero all’impegno politico.
La mia carriera politica è iniziata nel 1969, dopo la morte di mia moglie per epatite.
Nel giro di pochi anni mi interessai alle attività sindacali nella fabbrica in cui lavoravo e divenni il capo dell'Unione dei Metalmeccanici.
Nel 1983 partecipai alla creazione dell'associazione sindacale Central Única dos Trabalhadores (CUT).
Quali idee politiche l’hanno ispirata?
Con il colpo di Stato del 1964 si è insediata in Brasile una dittatura militare che impose una nuova Costituzione per impedire la libertà di parola e l'opposizione politica. Il regime adottò il nazionalismo e l'anticomunismo come linee guida.
Gli scioperi furono vietati, i sindacati soppressi e i salari diminuirono.
In politica estera, il regime, sostenuto dai finanziamenti degli Stati Uniti d’America nell’ambito della Guerra Fredda, appoggiò il colonialismo portoghese in Africa e sviluppò relazioni commerciali con il Sudafrica dell'apartheid.
Nonostante il regime avesse censurato tutti i media e torturato ed esiliato i dissidenti, la dittatura raggiunse il suo picco di popolarità negli anni 1970, durante il cosiddetto "Miracolo brasiliano", mentre almeno 434 persone venivano uccise o risultavano scomparse.
Per questo, mi impegnai nel sindacato e la mia visione politica si indirizzò a sinistra.
Quando nel 1978 fui eletto presidente delle associazioni dei lavoratori dell'acciaio di São Bernardo do Campo e Diadema, riuscii a organizzare grandi scioperi e fui incarcerato per un breve periodo.
Alla fine della dittatura, lei ha partecipato alla stesura della nuova Costituzione.
Cosa ricorda di quel momento così importante per la storia del suo Paese?
La transizione verso la democrazia è avvenuta gradualmente: il nuovo blocco politico che dominava la scena negli anni 80 e negli anni 90 era una alleanza fra l'erede del partito di opposizione ai militari (il PMDB, Partido do Movimento Democratico Brasileiro) e l'erede del partito di governo del periodo militare (il PFL, Partido da Frente Liberal).
Insieme a professori universitari, dirigenti sindacali e intellettuali, fondai nel 1980 il Partido dos trabalhadores (PT), di orientamento progressista, e nel 1983 promossi la nascita dell'associazione sindacale Central única dos trabalhadores (CUT).
Nel 1984 il PT partecipò alla campagna politica Diretas Já, che chiedeva un voto popolare diretto per le successive elezioni presidenziali. Secondo la Costituzione brasiliana del 1967, infatti, i presidenti erano eletti dai due rami del Congresso in seduta comune e venivano "eletti" solo ufficiali militari di alto livello (tutti generali in pensione).
Dopo aver ottenuto un seggio al Congresso brasiliano (1986), partecipai alla redazione della nuova costituzione, riuscendo a inserirvi forti garanzie per i diritti dei lavoratori.
Finalmente, dopo anni di lotte civili, le elezioni del 1989 furono le prime a eleggere direttamente un presidente dopo 29 anni.
Nel 2002 Lei diventò il primo presidente di sinistra e primo operaio senza un diploma universitario a raggiungere la massima carica dello Stato. Poi fu riconfermato nel 2006.
Durante il suo governo ha strappato alla fame milioni di persone con il programma di sovvenzioni 'Bolsa Familia', diventando uno dei leader latinoamericani più popolari nel Paese e all’estero.
Di quale sua iniziativa è più fiero?
Appena eletto alla guida del Brasile, riuscii a ridurre la disparità economica all'interno della società brasiliana con il programma Bolsa Familia, introdotto nel 2004.
Più di 11 milioni di famiglie con figli a carico (per un totale di 46 milioni di brasiliani), hanno beneficiato di aiuti economici fino a 35 dollari, con l'impegno di mandarli a scuola e fargli controlli medici regolari.
Dal punto di vista finanziario, il mio governo ha rassicurato i mercati, mantenendo un'economia stabile.
Nel giugno del 2005, sul finire del primo mandato, uno scandalo travolge Lula e il suo governo. Secondo quanto riferito dal deputato laburista Jefferson, e Duda Mendonca, pubblicitario di Lula, diversi membri del PT avrebbero incassato nel 2003 somme pari a 4 milioni e mezzo di dollari, depositati alle Bahamas. Tali somme erano versate a deputati del PT perché votassero progetti che stavano particolarmente a cuore all'esecutivo. In risposta alle accuse di corruzione, il giorno 11 agosto 2005, Lula appare in televisione con il volto visibilmente commosso, chiedendo scusa ai brasiliani, dicendo di essere stato tradito dagli stessi compagni di partito, con pratiche di cui non aveva conoscenza. [NdR]
Il programma “Bolsa Família” è stato elogiato a livello internazionale per i suoi risultati. Durante la sua presidenza, grazie a nuove politiche di welfare, milioni di brasiliani hanno sensibilmente migliorato la propria condizione di vita. Il ceto medio brasiliano è così arrivato a raggiungere il 54% della popolazione nel 2013.
Dopo decenni con il maggiore debito estero tra le economie emergenti, il Brasile è diventato un creditore netto per la prima volta nel gennaio 2008.
Di quale iniziativa invece si è poi pentito?
Non mi pento di nessuna mia iniziativa.
Forse ho sbagliato nell’aver prestato troppa fiducia negli altri.
L’anno più brutto per me fu il 2005, quando venne alla luce lo scandalo del mensalão, così chiamato in riferimento alle tangenti mensili date ad alcuni parlamentari del Congresso al fine di appoggiare il governo.
Alcuni dirigenti più importanti del PT lasciarono i loro incarichi e io chiesi scusa davanti alla nazione tramite un discorso televisivo in cui affermavo di essere stato tradito dai miei stessi compagni.
Nonostante lo scandalo, Lei, supportato dagli ottimi risultati economici e sociali, venne premiato dai brasiliani che nel 2006 lo confermarono presidente.
Nell'ultima campagna elettorale, Lei ha puntato tutto sulla nostalgia dei suoi governi, promettendo di "prendersi cura del popolo" e di ripetere l'impresa di debellare la fame che attanaglia i brasiliani.
Come intende riuscirci?
Per la prima volta dall’inizio del millennio, il Brasile è tornato nella mappa Onu della fame. Le donne e gli uomini incapaci di alimentarsi a sufficienza sono 33 milioni.
Come può essere possibile, se siamo il terzo produttore di cibo al mondo e il primo di carne? Abbiamo il dovere di garantire che ogni brasiliano possa fare tre pasti e non dormire per strada.
Per questo, attuerò riforme in linea con il programma “Fome zero” (Fame zero, NdR), che proposi nel 2003 e ha salvato oltre 50 milioni di persone dalla fame.
Un altro argomento fondamentale del suo programma è l’ambiente.
Monitoreremo e sorveglieremo l'Amazzonia, dove combatteremo ogni attività illegale. Allo stesso tempo promuoveremo lo sviluppo sostenibile delle comunità dell'Amazzonia.
Qual è la sua posizione rispetto alla situazione in Ucraina?
Ritengo che la guerra non sia la soluzione. Se non provi a evitarla non risolvi le cose. Devi insistere, insistere, insistere.
Come risponde a chi le dice che sostiene Putin?
Ho criticato Putin quando ero a Città del Messico a marzo scorso, dicendo che era un errore invadere. I politici non stanno cercando di contribuire a creare la pace e stimolano l'odio contro Putin. Questo non risolverà le cose.
Putin non avrebbe dovuto invadere l’Ucraina. Ma non è solo Putin ad essere colpevole. Anche gli Usa e l'Ue sono colpevoli. Qual è stato il motivo dell’invasione dell’Ucraina? La richiesta dell’Ucraina di entrare nella Nato? Quindi gli Stati Uniti e l’Europa avrebbero dovuto dire: “L’Ucraina non entrerà a far parte della Nato”. Questo avrebbe risolto il problema.
Io non penso che Usa e Ue abbiano insistito e parlato a lungo con la Russia. Le conversazioni sono state pochissime. Se vuoi la pace, devi avere pazienza. Avrebbero potuto sedersi a un tavolo delle trattative per 10,15, 20 giorni. Anche per un mese di fila, se era necessario. Dovevano cercare una soluzione. Pacifica. Penso che un dialogo funzioni quando viene preso sul serio.
Il Presidente russo Vladimir Putin si è congratulato con lei dopo la vittoria e ha scritto in un telegramma: "I risultati confermano l'imponente autorità politica di Lula. Mi aspetto che attraverso i nostri sforzi comuni, garantiremo l'ulteriore sviluppo di una cooperazione bilaterale costruttiva su tutti i fronti".
Il Brasile è un Paese Brics, il gruppo che comprende Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica ed è necessario alla Russia per contrastare l'isolamento.
Per il Brasile il commercio con la Russia resta una priorità e i loro rapporti economici sono in aumento. Recentemente il presidente brasiliano uscente, Jair Bolsonaro, ha scritto sui social che ci sono più di 30 milioni di litri di diesel in attesa di essere scaricati nel porto di Paranaguá, dopo i 35 milioni arrivati il 2 ottobre.
Il suo governo continuerà la politica di Bolsonaro e sosterrà le relazioni economiche con la Russia?
Io ho voluto che il Brasile entrasse nel gruppo dei BRICS.
Continuerò a perseguire una politica di unificazione del continente latinoamericano, preparandolo a un rapporto più equilibrato con qualsiasi governo insediato alla Casa Bianca. Soprattutto, riqualificherò i legami dei paesi tra Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica per favorire un multipolarismo in netta controtendenza rispetto alla tensione bipolare alimentata dalla guerra ucraina, subita dall’Europa e perseguita con ostilità connivente sia da Washington che da Mosca.
La sua attività politica ha subito un brusco arresto a causa di alcune accuse di corruzione che, fra il 2016 e il 2021, lo portarono anche alla carcerazione per 580 giorni.
Quando la Corte Suprema lo riconobbe innocente e ha ripristinato i suoi diritti politici l'anno scorso, secondo i media brasiliani si stava preparando per una vita più tranquilla lontano dalla politica. Perché alla fine si è ricandidato?
In verità, non mi sono mai arreso. La politica vive in ogni cellula del mio corpo, nel mio sangue, nella mia testa. Perché il problema non è la politica in sé, ma la causa che ti porta alla politica. E ho una causa.
Quando ho lasciato la presidenza nel 2010, non avevo intenzione di candidarmi nuovamente. Ma nei 12 anni trascorsi da quando ho lasciato l'incarico, vedo che tutte le politiche che ho creato a beneficio dei poveri - tutte le nostre politiche di inclusione sociale, tutto ciò che abbiamo fatto per migliorare le università, le scuole tecniche, il miglioramento degli stipendi, il miglioramento della qualità del lavoro - è stato distrutto, smantellato. Le persone che hanno iniziato ad occupare il governo dopo il colpo di stato che ha portato fuori Dilma Rousseff volevano distruggere ciò che il popolo brasiliano aveva acquisito dopo il 1943.
Sono stato eletto, perché le persone hanno bei ricordi del tempo in cui ero presidente: tutti avevano un lavoro e salari migliori. Quindi penso che alla gente manchi questo, e vogliono che queste cose migliorino.
Sono sicuro di poter risolvere i problemi del Brasile. Sono certo che i nostri problemi si risolveranno solo quando i poveri parteciperanno attivamente all'economia, quando i poveri parteciperanno al bilancio, quando i poveri lavoreranno, quando i poveri potranno mangiare. Questo è possibile solo se hai un governo che si dedica ai poveri.
Hanno cercato di seppellirmi vivo, ma sono risorto.
Dilma Vana Rousseff, membro del Partito dei Lavoratori, è stata la prima donna presidente del Brasile dal 1º gennaio 2011 al 31 agosto 2016.
Il suo secondo mandato fu sospeso il 12 maggio 2016 quando il Senato, con 55 voti contro 22, ne ha decretato la destituzione con l'accusa di aver truccato i dati sul deficit di bilancio annuale. Nel 2022 l'indagine giudiziaria è stata ufficialmente chiusa, in quanto il Ministero pubblico federale brasiliano (MPF) non ha identificato alcun reato o atto di irregolarità amministrativa.
Dilma Roussef cominciò la sua militanza guerrigliera partecipando alla lotta armata contro la Dittatura militare brasiliana (1964-1985) e trascorse tre anni in prigione tra il 1970 e il 1972.
Era nel gruppo di lavoro che stese il programma per il settore energetico della campagna elettorale di Luiz Inácio Lula da Silva alla presidenza della Repubblica nel 2002 e poi Lula la nominò ministro della Casa Civil, una sorta di ministro dell'Interno. [NdR]
In un'intervista al “Time” ha raccontato i suoi giorni in prigione. Può raccontarli anche a noi?
Ho passato 580 giorni in prigione. Ho letto molto. Ho riflettuto molto. Ero pronto a lasciare la prigione senza provare alcun risentimento. Voglio pensare al futuro.
Ho mangiato solo pane per la prima volta quando avevo 7 anni. Mia madre, molte volte, non aveva niente da mettere sul fornello per noi. E non l'ho mai vista disperata. Diceva sempre: “Domani ne avremo abbastanza. Domani andrà meglio." Questo era radicato nella mia coscienza, nel mio sangue. Il mio motto è: non ci sono problemi che non puoi superare.
Sono orgoglioso di aver dimostrato che un operaio metalmeccanico senza un diploma universitario è più competente per governare questo paese rispetto all'élite del Brasile. Perché l'arte del governo è usare il cuore, non solo la testa.
Tornando ai suoi obiettivi, che cosa farà per migliorare il mondo in particolare per i brasiliani neri?
Nelle periferie delle città brasiliane, abbiamo migliaia di giovani che muoiono quasi ogni mese, ogni anno. Non può continuare. Quando ero presidente, avevamo promulgato una legge per raccontare la storia africana nelle scuole brasiliane. Grazie all’istruzione, non si vedranno più gli africani come persone inferiori.
Purtroppo il razzismo è cronico in Brasile, ma è stato stimolato da Bolsonaro, che ha svegliato l'odio e il pregiudizio, come altri presidenti in Europa, ad esempio in Ungheria. Molti fascisti, nazisti, stanno spuntando in tutto il mondo.
Quale sarà il ruolo del Brasile nel Mondo?
Il nuovo Brasile ha le carte in regola per un futuro brillante.
Il Brasile potrà proporsi come un’adeguata alternativa alle potenze mondiali oggi in crisi.
Dopo anni di rapporti complicati, il ripristino delle leggi sulla protezione ambientale e sull'effettiva protezione delle foreste permetteranno la ripresa della cooperazione con l’Unione Europea, a partire dai tre temi indicati dalla presidente della Commissione Ursula von der Leyen: sicurezza alimentare, commercio e cambiamento climatico.
Quando il tempo che il futuro Presidente mi può dedicare finisce, gli auguro un buon lavoro per l’imminente nuovo incarico e lo saluto.
Fabrizio Rosasco




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