UN TUFFO NEL SEICENTO! CON RUBENS NELLA GENOVA DEL XVII SECOLO.

La mostra "Rubens a Genova" permette di andare indietro nel tempo fino alla Genova del Seicento, quando il pittore Pieter Paul Rubens è arrivato in Italia alla ricerca di nuove esperienze e conoscenze.

La sua storia mostra quanto all'epoca Genova fosse fiorente e strettamente legata alle regioni europee comprese tra l'Olanda e l'Italia settentrionale, che oggi gli studiosi definiscono "The banana blue". In quest'area si commerciavano i prodotti provenienti da tutto il Mondo (le spezie dall'Estremo oriente, il cotone e la canna da zucchero dalle Americhe, il grano del Baltico e le materie prime preziose dall'Africa) e circolavano le idee. In questo contesto le persone si arricchivano, studiavano nuove realtà ed erano più aperte verso le diversità.

Rubens nacque in Westfalia, una ricca regione pianeggiante nella Germania nord-occidentale ("West" significa "occidente", "Falia" pianura), in una famiglia benestante, ma protestante e quindi perseguitata dai cattolici. Il piccolo Rubens dovette rifugiarsi nelle Fiandre, ad Anversa, ma questo fu la sua fortuna: egli potè studiare e diventare uno dei pittori più bravi dell'epoca.

Federico Barocci, "Crocifissione", Cappella Senarega, Duomo di San Lorenzo.

Nel 1600 scese per la prima volta in Italia e si innamorò dello splendore artistico delle città italiane, tra cui Genova. Egli ammirava molto i pittori del Rinascimento, soprattutto Raffaello e Michelangelo, ma anche i contemporanei Caravaggio e Federico Barocci, di cui nella cattedrale "San Lorenzo" di Genova poteva ammirare la bellissima e rivoluzionaria "Crocifissione". Arrivata in città nel 1596, l'opera mostra Gesù quasi morto sulla croce e Maria, San Giovanni Evangelista e San Sebastiano disperati ai suoi piedi: all'epoca non era così consueto rappresentare le emozioni e gli stati d'animo delle persone. 

Ercole e i pomi delle Esperidi.

Deianira.

Durante il suo soggiorno italiano, che durò fino al 1608 e lo portò anche a Mantova, Venezia e Roma, Rubens realizzò molti ritratti e opere con soggetti mitologici e sacri per le quadrerie dei nobili locali.

Inoltre, disegnò le facciate dei più sontuosi palazzi genovesi e li raccolse in un libro intitolato"Palazzi di Genova" per poter ricordare e portare sempre con sé la loro unicità e bellezza.

In mostra non ci sono solo i celebri ritratti provenienti da diversi musei europei, grazie ai quali si può vedere come gli uomini e le donne si vestivano nel Seicento, ma anche paesaggi, nature morte, oggetti di uso quotidiano (dai gioielli alle pantofole), libri antichi, arazzi e arredi, come una preziosa voliera in filigrana d'argento, normalmente conservata nel Museo della filigrana di Campo Ligure.

Pantofole.

Gioielli.

Durante il percorso espositivo ci si immerge nei verdeggianti giardini sul Bisagno dei nobili genovesi, che amavano rilassarsi e festeggiare nelle loro ville di campagna tra voliere piene di uccelli rari ed esotici e tavole imbandite di prelibatezze di tutto il mondo come quelle raffigurate nelle nature morte o nelle scene di mercato, mentre i "bisagnini" (condatini del Bisagno) faticavano nei campi e portavano in città, che si estendeva grossomodo dalla zona di via XX Settembre fino all'attuale stazione Principe, frutta e verdura.

Il ponte di Sant'Agata sul Bisagno.

La foce del torrente Bisagno.
Oltre le mura, la città di Genova nel Seicento. 
In primo piano i campi coltivati in val Bisagno e l'ospedale degli incurabili (Lazzaretto), dove oggi sorge piazza Rossetti.

Festa in una villa in val Bisagno.

Voliera in filigrana d'argento.

Questa mostra è l'ideale non solo per chi ama l'arte, ma anche per chi è curioso di sapere com'era Genova nel passato e come si viveva anticamente ... 

E mette in testa tanti interrogativi! Ad esempio: c'erano davvero le scimmie, come quella rappresentata nel quadro qui sotto riportato, nelle ville dei ricchi o erano solo dei simboli delle pulsioni animali dell'uomo? È attestato che molti aristocratici tenevano in casa le scimmie non solo come simpatici animali di compagnia, ma anche per mostrare che potevano avere tutto ciò che desideravano, anche oltre il consueto. 


La Redazione di Dia.Pa.So.N.

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