Storia di una ladra di libri: la forza delle parole
Martedì 31 gennaio scorso, a Dia.Pa.So.N. abbiamo visto il film "Storia di una ladra di libri" del 2013 diretto da Brian Percival, adattamento cinematografico del romanzo del 2005 "La bambina che salvava i libri2, pubblicato successivamente col titolo "Storia di una ladra di libri", scritto da Markus Zusak.
Il film è ambientato nella Germania fascista e narra le vicende della protagonista Liesel Meminger.
All'inizio Liesel è una bambina di nove anni, che con sua madre e suo fratello è diretta verso un’altra città. Suo fratello muore nel corso del viaggio e durante il suo funerale la bambina ruba un piccolo libro intitolato “Manuale del Becchino”.
La madre di Liesel, membro al partito comunista, è costretta a fuggire e a lasciare sua figlia nella cittadina di Molching, dove Liesel viene data in affido alla famiglia Hubermann composta da una madre adottiva molto severa e da un padre senza occupazione.
Liesel non riesce né a leggere e né a scrivere, ma come tutti i bambini è costretta a frequentare la scuola del paese. La bambina fa subito amicizia con il suo vicino di casa Rudy Steiner, un ragazzino a cui piace correre.
Nonostante i suoi nuovi compagni la prendano in giro, Liesel si fa rispettare e non si abbatte.
Tornata a casa, il nuovo padre nota le difficoltà della bambina, ma anche la sua grande volontò di imparare a leggere, quindi decide di leggere con lei il “Manuale del Becchino”.
Liesel scopre la passione per la lettura, che aumenta quando vede gli abitanti del paese lanciare dei libri sul fuoco durante una funzione hitleriana condotta dal sindaco.
I fascisti decidono di bruciare numerosi libri perchè potevano contenere delle idee contrarie al pensiero di Adolf Hitler.
Liesel decide di rubare un libro sopravvissuto alle fiamme, "L'uomo invisibile" di H. G. Wells.
La famiglia Hubermann si allarga grazie alla presenza di Max Vandenburg, un giovane ebreo che durante la notte dei cristalli a Stoccarda riesce a scappare. Max è il figlio dell'uomo che salvò la vita al padre adottivo di Liesel durante la prima guerra mondiale, quindi trova rifugio presso la loro casa.
Oltre a fare amicizia con Max, Liesel conosce Lisa, la moglie del sindaco. Liesel va spesso a portare presso la casa del sindaco il bucato lavato e stirato dalla madre per guadagnare dei soldi. Lisa ha una biblioteca gigantesca e decide di condividere la passione per la lettura con la bambina.
Quando però il sindaco scopre l'amicizia di sua moglie con Liesel, oltre a vietare l’accesso alla bambina, licenzia sua madre adottiva facendo cadere la famiglia Hubermann in povertà.
Max si ammala gravemente e Liesel passa la maggior parte del tempo a leggergli dei libri per curarlo. Alla fine Max riesce a guarire e a non farsi scoprire durante un controllo da parte delle guardie naziste per verificare la presenza degli ebrei.
Max regala a Liesel un libro per scrivere le nuove parole e i propri pensieri.
Il padre adottivo di Liesel viene costretto a partecipare alla guerra, dopo aver difeso un ebreo. Pochi mesi dopo torna sopravvissuto. Nel frattempo, Max decide di scappare dalla casa durante la persecuzione degli ebrei.
Molching viene bombardata e Liesel è l’unica sopravvissuta.
Ritrova il diario che gli era stato regalato da Max e vede i cadaveri della sua famiglia adottiva e del suo migliore amico Rudy.
Il film finisce quando Liesel rivede Max presso la sartoria del padre di Rudy, ricostruita dopo i bombardamenti.
Nonostante le difficoltà affrontate nel corso della sua giovinezza, Liesel vivrà il resto della sua vita in felicità.




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